Odi et amoOdi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Odio e amo. Perché io faccia questo, forse domandi.
Non lo so. Ma sento che accade e mi tormento.“Mamma, mamma… Marco dice che non posso giocare a calcio con lui!”
Mio figlio Alessandro mi salta in braccio.
Ha quattro anni, i capelli biondi e gli occhi azzurri.
Di un azzurro bello, anzi, bellissimo, in cui mi piace guardare quando sono triste, per ritrovare la speranza.
“Dì a tuo fratello che ti ho dato io il permesso e, prima di andare, dammi un bacino!”.
Somigliano molto a mio marito.
Ci siamo sposati otto anni fa, io e Giacomo.
Giacomo è un avvocato. Ci siamo conosciuti per lavoro e poi con pazienza, giorno dopo giorno, mi ha conquistata e mi ha fatto innamorare.
Dopo due anni ci siamo sposati e poi sono arrivati i nostri bambini, Marco, di sette anni, ed Alessandro.
Con il tempo sono riuscita a perdonare mio fratello per l’uccisione di Irene.
È stato difficile, difficilissimo.
Non avevo nessuno con cui prendermela, da cui avere spiegazioni!
Tutti morti.
Irene.
Marco.
Ed io sola.
Senza la mia amica.
Senza mio fratello.
Poi il tempo leviga le ferite e grazie a cui mi sono riappacificata con la memoria di Marco, tanto da mettere al mio primo figlio il suo nome.
Lavoro ancora al X Tuscolano ma in dieci anni sono cambiate tante, tantissime cose.
Innanzitutto sono diventata commissario.
Luca ha accettato una missione ad alto rischio cinque anni fa ed è passato alla DIA.
Ci vediamo ancora, non spesso, ma so che nei momenti del bisogno lui c’è.
Raffaele si è trasferito a Vercelli, per il lavoro di Antonella, con cui convive da un’eternità.
Anna ha sposato Carlo e adesso hanno tre figli, due gemelle, Chiara e Gabriella, e un bimbo, Riccardo. È la mia migliore amica, oltre che spalla irrinunciabile sul lavoro.
Poi ci sono tre nuovi arrivi al Distretto: l’ispettore Sergio Galiano, simpaticissimo napoletano, l’agente Giulio Casale, il latin lover del X, e l’agente Nicola Testi, inesperto ma intuitivo.
Vittoria e Giuseppe ci sono ancora, litigiosi ma più uniti che mai, con Nina, che oggi ha più di dieci anni, che li aspetta a casa, e anche Ugo, ancora innamoratissimo di Adele e ormai famoso per i suoi romanzi.
E poi c’è lui.
Lui che non vedo da dieci anni, di cui sono stata così tanto innamorata.
Lui che è partito per l’America.
Lui che non ho più sentito.
Alessandro.
Il mio secondo bambino si chiama come lui.
È l’unico fantasma che non sono riuscita a sconfiggere.
Quando penso a lui, il che accade abbastanza frequentemente, mi assale una tristezza prepotente e ripenso al nostro addio.
Quella sera, di dieci lunghissimi anni fa, pioveva quasi a voler sottolineare la tristezza dell’evento. Le indagini sulla morte di Irene e sui Flaviano erano ormai concluse.
Alessandro aveva annunciato che si sarebbe trasferito a New York, per dimenticare, per superare il dramma. Il mio cuore non poteva far altro che piangere in silenzio, nascondendo al mondo quell’amore così grande che provavo verso Ale.
Ero rientrata da poco dalla cena d’addio che gli avevamo organizzato.
Mi sentivo così stanca, stanca della vita, delle ingiustizie, della solitudine.
Ricordo di essermi stesa sul divano e di aver afferrato un libro.
Ricordo anche che il campanello suonò prepotente.
Ricordo il mio stupore nel vedere Alessandro un po’ bagnato.
In quel periodo, benché avessimo chiarito tutto, non riuscivamo ad andare d’accordo.
Desideravo più d’ogni altra cosa stare bene con lui eppure, per la minima incomprensione, tra noi scoppiava una litigata feroce.
“Scusa se sono qui…”
“Non ti preoccupare. Entra pure”Il mio tono freddo e distaccato cercava di dissimulare l’emozione.
Non era più entrato in casa mia da quando aveva scoperto la colpa di Marco.
“Domani parto…”
“Lo so”
“Probabilmente non ci vedremo per molto tempo!”
“Già…”
“Potremmo non sentirci a lungo…”
“Immagino”
“Non voglio lasciare in sospeso delle cose…specie con te!”
“Cosa c’è?”
“Non voglio accusarti…non buttarti sulla difensiva!”
“Io non mi butto sulla difensiva! Sei tu che mi aggredisci!”La voce mi tremava… anzi a dir la verità tremavo tutta.
Ad ogni parola di Alessandro indietreggiavo sempre di più.
Ormai ero contro la parete.
“Hai paura di me?”
“No”Che bugia! Certo che avevo paura di lui!
O meglio… avevo paura dell’effetto che lui aveva su di me.
Avevo paura che il cuore mi scoppiasse per quel miscuglio di rabbia e dolore, di odio e d’amore.
“Stai tremando!”
“Non è vero…”
“Elena, ma che hai?”Quella dolcezza improvvisa!!
Mi accarezzò.
Quanto l’ho odiato e amato per quel gesto.
Quanto mi è costato scoppiare a piangere lì davanti a lui, calpestando il dannato orgoglio.
Mi abbracciò forte, anzi fortissimo.
Mi disse di calmarmi, che lì c’era lui.
Mi asciugò le lacrime.
Baciandole.
“Elena, non voglio lasciarti!”Mi strinsi più forte a lui.
“Pensavo che fuggissi da me…”
“Tu capisci sempre troppe cose!”
“Se vuoi fuggire da me perché non vuoi lasciarmi?”Mi sentivo una bambina.
Alessandro era seduto sul pavimento e io accanto a lui, con il suo braccio attorno alle mie spalle e le nostre teste appoggiate l’una all’altra.
“Perché ti amo… ma ti odio!”Fui attraversata da un brivido e non ebbi il coraggio di dire nulla.
Qualcosa mi disse che quello era il suo momento.
“Ti amo perché sei una donna eccezionale, perché mi sei stata accanto nonostante tutto, perché sei orgogliosa e testarda, perché sei una sfida, perché non sai mentire, perché starei ore ed ore a guardarti e, allo stesso tempo, ti odio… perché, senza chiedermelo, mi hai fatto superare una situazione difficile, perché dovevi chiedermi il permesso, perché l’amore che ho per te è detestabile, perché l’unica soluzione è scappare via da te e non sai quanto mi costa. Elena, quello che mi spinge ad odiarti mi spinge anche ad amarti!”
“Ti amo e ti odio perché è così e basta. Non sono capace di formulare così tanti perché. So che succede e mi tormento!”Ricordo il bacio.
Ricordo l’amore.
Ricordo quell’unica notte in cui ci siamo amati.
L’illusione che il domani non sarebbe arrivato.
Invece il domani arrivò.
Al risveglio vidi Alessandro rivestirsi e realizzai.
Mi aveva coperta per bene, eppure sentii freddo ugualmente.
Sentii freddo dentro.
Ale si accorse che ero sveglia e mi baciò sulla guancia.
Mi strinse forte a sé e lasciò che una lacrima scappasse dal suo viso.
“Non lasciarmi”
“Non posso, Elena…”Mi baciò ancora, con veemenza, per scacciare le mie suppliche.
Si alzò dal letto e si portò le mani sul viso.
Mi rivestii velocemente.
“Addio, amore…”Le lacrime scendevano silenziose.
Mi baciò per l’ultima volta.
E sapemmo entrambi che quello sarebbe stato il nostro ultimo bacio.
Per sempre.
“Addio”Fu un sussurro.
La porta si chiuse con un tonfo.
Decisi di rischiare.
L’aprii e corsi in strada.
Alessandro stava per salire in auto.
“Ale…non lasciarmi. Ti prego, Ale!! Non mi lasciare!”Lo urlai con tutta la forza che avevo in corpo.
Ma Alessandro partì comunque.
Rientrai in casa.
Richiusi la porta.
Urlai.
Piansi.
Fino a sentirmi vuota.
Tutto questo non l’ho mai detto a nessuno.
Sono al parco con i bambini.
Non ci vengo spesso perché il lavoro mi impegna tanto.
All’improvviso sento un lamento e poi un pianto.
Mio figlio Alessandro è caduto.
Mentre corro verso di lui, noto che un uomo si è chinato a soccorrerlo e a calmarlo.
“Alessandro ma che cos’hai…”Quando l’uomo si volta, sento il cuore battere più forte.
Pensavo che non l’avrei mai più rivisto.
“Ale… tu qui?”
“Sono tornato due giorni fa”
“Mamma, mamma mi fa male” Mi chino verso il mio bambino ma lo rassicuro non si è neanche sbucciato il ginocchio.
Solo un’innocente scivolata.
“Dopo mi compri il gelato?”Annuisco.
Poi guardo Alessandro.
Non so cosa dire.
“E così sei madre…”
“Si… lui è quello piccolo, poi c’è Marco, il grande” Indico Marco meccanicamente.
“Luca mi ha detto che sei tu il nuovo commissario”
“Si…da diversi anni”
“Non m’aveva detto che ti eri sposata!”
“Io di te non ho mai saputo nulla invece!”
“Sono stato io a chiederlo”Non trattengo una risata nervosa e sarcastica.
“Non mi sono sposato, né ho figli”
“Mi dispiace!”
“Quanto ci hai messo a dimenticarmi?”
“Non devo dar conto a te di come ho ricostruito quello che tu hai distrutto! Cosa pensavi che sarei stata qui ad aspettarti per sempre?!”Alessandro non risponde.
Quel vecchio sentimento, che pensavo ormai sopito, quel sentimento che mescolava perfettamente l’amore e l’odio che avevo per lui torna più forte che mai.
Chiudo gli occhi e lotto con me stessa per scacciarlo.
La voce di Marco che mi chiama mi riporta alla realtà.
Mi dice che lui e Alessandro vanno al bar a prendere il gelato.
“Hai chiamato tuo figlio come me”
“Si…”
“Perché?”
“Ale, non offendere di nuovo né le nostre intelligenze, né i nostri cuori!”
“Io ti amo ancora Elena. Non c’è giorno in cui non abbia pensato a te!”
“Sono una donna sposata…”
“E allora perché hai chiamato tuo figlio come me?”
“Per sentirti ancora mia... per sentirti vicino…”Tra noi cala il silenzio.
Un silenzio significativo, intenso, assurdo.
“Alessandro, tu sei stato l’amore più grande e più forte della mia vita. Sei stato il mio grande amore. Una parte di me ti amerà e ti odierà sempre…ma ormai è troppo tardi!”
“Non è troppo tardi…”
“Ale, è passato. Il nostro amore appartiene ad un tempo che non abbiamo saputo vivere!”
“Allora non ci vedremo mai più…”
“Chi può dirlo?”
“Non ce la faccio a guardarti, sapendo che non sei più mia!”Mi abbraccia.
E in quel momento per un attimo penso di cedere a quell’uomo che ho amato così tanto.
Ma è solo un momento, un istante di umana debolezza.
“Addio, Elena!”
“Addio, Ale!”