II Capitolo“Irene, hai due occhiaie lunghe quanto tutta la faccia!”
“grazie, Anna, molto carina come al solito!”
Anna rise mentre assieme alle due amiche percorreva la strada che portava nella struttura principale del collegio, dove c’ era la mensa.
“Te lo meriti…mi avete fatto fare le quattro ieri! Ho così sono che tra un po’ casco a terra!”
“e dai ragazze, su con la vita… una bella colazione e vi sentirete fresche come una rosa!” disse un attimo prima di sbadigliare.
Anna la guardò poco convinta “certo che pure te… fresca come una rosa, proprio!”
“guarda che sono un essere umano anche io, eh…non è che mi bastano 3 ore di sonno per sentirmi riposata!”
“vabbeh comunque…Domenica c’è la giornata dei genitori, avete saputo? che palle!” Irene sbuffò poi si rese conto della gaffe “oddio Ele, mi dispiace…mi è scappato non volevo!”
“figurati…ormai sono 5 anni, ci ho fatto l’ abitudine a questi eventi!”
“io spero proprio che non vengano…” commentò Anna “non ho nessuna voglia di vederli!”
“a chi lo dici… mio padre ormai si ricorda sempre meno di avere una figlia… poi con i problemi che le da mia sorella, figuriamoci…”
“Valeria da ancora problemi?”
“si..e parecchi. Pare che con questa storia della droga ci sta andando giù pesante!”
“ah, mi spiace!” disse Anna
“a me no… cioè, cavolo… quei due hanno sempre creduto che fossero gli unici a soffrire per la morte di mia mamma. Mio padre si è buttato nel lavoro senza pensare che aveva due figlie a cui badare, Valeria ha cominciato a uscire e a star fuori tutta la notte senza che papà nemmeno se ne accorgesse. E della piccola Irene non restò altro da fare che chiuderla in collegio! Anche se alla fine devo dire che almeno una cosa buona l’ hanno fatta… qui almeno sto bene!”
“come ti capisco Irè!” continuò Anna “pure io all’ inizio ero arrabbiatissima per quello che mi aveva fatto mia mamma… e invece questa è l’ unica cosa per cui dovrei ringraziarla. Molto meglio qui che in casa con quei due!”
Erano arrivate alla mensa e facevano la fila con i vassoi in mano.
“certo che tra tutte e tre… non saprei dire chi è stata più sfortunata in fatto di famiglia…”
“già, però ora la nostra famiglia siamo noi tre...no?”
“ben detto Anna… oh no, oggi non ci sono i miei biscotti preferiti…”
“io prendo i soliti cereali!” Anna allungò una mano e ne prese una tazza, imitata da Elena e da un Irene poco convinta. Passarono oltre, presero il latte e della cioccolata calda. Poi si sedettero a un tavolo e ritornarono a chiacchierare. Alle 9.00 erano già in classe, pronte per una nuova mattinata scolastica.
“avete sentito quello che si dice in giro?” chiese Irene.
Le tre amiche erano appena uscite da scuola e stavano tornando in casetta a posare gli zaini.
“cosa?” chiese Elena.
“del nuovo arrivato…”
Anna ed Elena guardarono Irene “che c’ è di strano in nuovo arrivato?” domandò la prima.
“santo cielo ma voi due cosa fate all’ intervallo, eh?”
“io ho ripetuto greco!”
“si anche io!”
“e questo è il risultato, vedete? Siete poco informate sugli avvenimenti del collegio!”
“si può sapere che è successo?” Anna cominciava a spazientirsi.
Irene sospirò “devo sempre spiegarvi tutto… si tratta di un nuovo arrivato molto speciale… che di cognome fa Benvenuto!”
“Benvenuto? Ma che è un parente di…” ipotizzò Elena.
“il figlio!”
“ah però!”
Anna si fece dubbiosa “e che ci viene a fare il figlio di Benvenuto qui?”
“viene all’ università!” spiegò Irene “è stato preso alla Bocconi e si è trasferito qui, visto che la sede è a due passi!”
Anna ed Elena sembravano meno interessate di Irene.
“ e perche questo qui ha suscitato tutto questo interesse?”
“uno perché è figlio di voi sapete chi, due perché è più grande degli altri e tre perché pare sua un bonazzo da paura!”
Anna scosse la testa “ci risiamo…sempre la stessa storia!”
“ma non siete curiose di vederlo?” chiese Irene.
“no!” risposero le altre due all’ unisono
“ti pareva… comunque pare che con questo ci sia anche un suo amico…oddio io sono troppo curiosaa!”
“piantala Irene… è ridicolo fare tutta questa caciara per un pinco pallino qualsiasi che arriva!”
“Anna ma tu nemmeno l’ hai visto..e se è davvero bello come dicono?”
“pure se fosse? Sarebbe una cosa così sensazionale?”
“io sono d’ accordo con Anna…manco fosse arrivato il principe Williams!”
“vabbeh comunque sbrighiamoci che se facciamo tardi si fa la fila e non pranziamo più…siamo pure piene di compiti oggi!” Anna prese la felpa e si avviò verso l’ uscita della casetta.
“che palle…ma per voi esistono solo i compiti?”
“no… anche l’ interrogazione di Filosofia di domani!” rispose Elena
“siete proprio noiose!”
“Irè te sbrighii?” esclamò Anna
“si, eccomi!!”
Anna aveva un carattere molto difficile. Nemmeno le sue migliori amiche erano capaci di dare una definizione di lei. Forse perché cambiava spesso… si, era molto incostante. Solitamente, soprattutto con Elena e Irene, era abbastanza tranquilla e amichevole. Poi però c’ erano le giornate no, quelle in cui era meglio lasciarla perdere altrimenti ci si finiva per litigare. Le due ragazze lo sapevano bene, e quindi si guardavano dallo starle troppo addosso, quando capivano che era uno di quei momenti. Per il resto, potevano considerarla un’ ottima amica.
Con gli altri però, Anna era un’ altra ragazza. Chiusa, introversa, “strana”… cosi era stata spesso definita, da più piccola. E forse era anche un po’ “colpa sua”. Difficilmente, infatti, dava confidenza a qualcuno e preferiva starsene in disparte, da sola, piuttosto che in gruppo. Ultimamente, però, aveva cominciato a “frequentare” un gruppetto di ragazzi non molto ben visti dalle amiche.
Erano ragazzi abbastanza grandi, un paio di loro già bocciati più di una volta. I loro genitori pagavano la retta solo per non averli tra i piedi, senza interessarsi al loro rendimento o al loro comportamento. “figli di papà”, immaturi…i classici “bulletti”, insomma. Elena e Irene avevano cercato più volte di farle capire che certa gente era meglio non frequentarla, ma lei non aveva voluto sentir ragioni. Il “capo banda” si chiamava Giorgio, un bel ragazzo di vent’ anni, contro i suoi diciassette. Con lui Anna aveva anche una specie di storia. Non sapeva nemmeno lei cosa ci trovasse in quel ragazzo. Ma infondo era carino, simpatico…e non la opprimeva con quelle cose stupide da fidanzatini. Meglio di così…
Quel pomeriggio avevano finito abbastanza presto i compiti. Erano le sei, e mente Elena e Irene avevano deciso di fare un salto nella sala comune, Anna aveva preso con sé I-pod e libro ed era uscita per una boccata d’ aria. Ma, mentre si accingeva a raggiungere la panchina, aveva incontrato Giorgio.
“Oh, Anna!”
Si volto “Giò, ciao!”
“dove vai?” si era avvicinato per darle un bacio, lei aveva accettato senza troppi complimenti.
“da nessuna parte… sto qua!”
“senti, che fai stasera?”
“niente…”
“allora ci vediamo al solito posto alle dieci?”
“facciamo un po’ più tardi…sto un po’ con le ragazze!”
“porta anche loro, no?”
“lo sai come la pensano…”
“va bene, allora alle unidici?”
“alle undici!”
Un sorrisetto e si allontanò. Non aveva voglia di incontrare altra gente, così si incamminò verso la radura adiacente e si sedette accanto a un albero. Mise le cuffiette e cominciò a leggere.
Si immerse in quella lettura, non seppe dire quanto, ma, quando alzò lo sguardo per cambiare canzone, vide, poco lontano, un gruppo di ragazze attorno a qualcosa che non riusciva a scorgere. Ma in quel momento due di loro si spostarono e il suo sguardo incrociò quello del ragazzo che era appena spuntato da quel miscuglio. Sentì come una specie di scossa che le attraversava il corpo, una specie di brivido che la fece sussultare. Si guardarono per qualche secondo, poi lei abbassò di nuovo lo sguardo e si concentrò sul suo libro. Non si chiese ne chi fosse quel tipo, ne perché gli stessero così addosso. Però, poco dopo, ebbe la sgradevole sensazione di essere osservata. Alzò il capo e si guardò attorno. Inizialmente non vide nulla di sospetto, poi però si accorse di un ombra appoggiata a un albero.
Tolse gli auricolari scocciata. Se non sbagliava era lo stesso ragazzo di prima.
“ti serve qualcosa?” gli urlò.
Lui sorrise e si avvicinò “ciao, eh!”
“ciao…ti serve qualcosa?” ripetè, sbuffando.
“no…niente!”
“e allora perché mi stavi fissando?”
Lui rise di nuovo. Anna cominciava ad irritarsi sul serio.
“scusami se ti ho dato fastidio, non volevo. E’ che non ne potevo più di quelle là, allora mi sono allontanato con la scusa di dover fare una telefonata, questo mi sembrava un posto abbastanza tranquillo e quindi…”
“e quindi hai pensato bene di metterti a spiare me…”
“beh, sei l’ unico essere vivente qui intorno, a parte gli alberi!”
“ah..giustamente..” aprì di nuovo il libro per continuare a leggere.
“e comunque non è neanche un brutto spettacolo…” commentò sorridendole.
Lei di tutta risposta lo guardò perplessa “voleva essere un complimento?”
“una sorta…perché? Ti fa piacere?”
“mi farebbe piacere se mi lasciassi leggere in pace!” commentò scocciata.
“ ’mazza…acidetta!”
“ma quanto dura questa telefonata? Potrebbero insospettirsi e venire a cercarti!”
“voleva essere un’ invito a sloggiare?”
“una sorta…” risposte stavolta lei.
“beh, metti che sto parlando con la mia ragazza… non sarebbe tanto strano, no?”
“cosa? Che la telefonata è lunga o che hai una ragazza?”
Il ragazzo rise e si sedette accanto a lei.
“posso sedermi?”
“l’ hai già fatto!” rispose continuando a tenere lo sguardo fisso sul libro.
“cosa stai leggendo di così interessante da trascurare me?”
Questa volta lo guardò “non credo siano affari tuoi!”
Lui sembrò non far caso a quella risposta “comunque piacere… Luca Benvenuto!”
Le porse la mano, che lei non strinse. Si limitò a un semplice “ciao” di nuovo senza guardarlo.
Luca rimase con la mano sospesa in aria, poi si rese conto che lei non aveva nessuna intenzione di stringergliela.
“che ti è successo?”
“perché deve essermi successo qualcosa?”
“beh, perché a una così acida deve per forza essere successo qualcosa…ti ha lasciato il fidanzato?”
“te l’ hai mai detto nessuno che sei troppo invadente?”
“no, di solito le ragazze sono contente se parlo con loro!”
“non te ne sarai accorto, ma non è il mio caso…percui, puoi anche alzarti e andartene a cercare un’ altra che sia più disposta a intrattenerti!”
“no, preferisco stare qui…mi stai simpatica, nonostante tutto!”
“beh, mi spiace dirtelo, ma non sei ricambiato!”
“peccato…vabbeh, magari con il tempo riuscirò a farti cambiare idea!”
“se continui a darmi fastidio e a non lasciarmi continuare a leggere, ne dubito!”
“va bene, allora leggi!”
Anna lo guardò.
“che aspetti?? Leggi!”
“non ci riesco con te vicino!”
“perché no?”
“perché mi sento osservata e non mi concentro!”
“o forse ti faccio semplicemente girare la testa?” quella voleva essere una battuta per scogliere la tensione, ma Anna non colse il significato. Raccolse l’ I-pod e si alzò.
“che fai?”
“me ne vado!”
“dove?”
“ovunque… e non seguirmi!” gli puntò un dito contro e fece per correre via.
“aspetta!!” la chiamò, invano. Era già lontana. “non so neanche come ti chiami!”
Anna arrivò sbuffando a casa. Oggi proprio non ne volevano sapere di lasciarla in pace…e quel tizio poi l’ aveva pure fatta innervosire… era terribilmente..irritante! Però doveva ammettere che si era divertita a battibeccare con lui. Si, le piaceva come riusciva a tenerle testa. E c’ era anche un'altra cosa che non poteva non ammettere… le voci che Irene avevano sentito stavolta erano vere. Quel Benvenuto era davvero carino. Peccato fosse così…invadente. Non le erano mai piaciute le persone invadenti. Preferiva di gran lunga quelle che si facevano gli affari propri. Odiava dover rispondere alle domande, a dover dare spiegazioni. Ed era per questo che stava bene con Giorgio. La loro storia era iniziata in maniera strana. Lui l’ aveva notata mentre se ne stava affacciata al terrazzo del collegio. Si era avvicinato e le aveva offerto una sigaretta, dicendole che “era ottima per rilassarsi e non pensare ai problemi”. Anna non fumava, non aveva mai provato. Però quella volta decise che provare non le avrebbe fatto male. Accettò la sigaretta e cominciò a chiacchierare con quel ragazzo. Era simpatico… così, quando le aveva offerto di fare un giro quella sera, aveva deciso di accettare. Non seppe dire nemmeno lei come, ma una settimana dopo già stavano insieme e lei aveva cominciato a frequentare lui e i suoi amici. Quando l’ aveva scoperto, il direttore del collegio, Alfredo Benvenuto, l’ aveva presa da parte e le aveva sconsigliato quelle amicizie, sostenendo che non erano ragazzi molto affidabili e che se Antonio avesse saputo, non avrebbe approvato. Quelle parole bastarono per mandarla in bestia. Antonio era il compagno di sua madre. E, guarda caso… amico di Benvenuto. Un motivo in più per chiuderla in collegio. Ricordava come se fosse ieri quel giorno in cui Alfredo venne a cena da loro. “Anna per me è come una figlia e desidero per lei il meglio!”. Ecco, aveva detto proprio così. Falso e Bugiardo. Lei l’ odiava ed era convinta che lui non avesse nessun diritto su di lei. Così, decise che, più per ripicca che per reale interesse, avrebbe continuato a stare con Giorgio. Stavano insieme da quattro mesi, ormai. E doveva ammettere che il suo stile di vita era nettamente peggiorato. Adesso usciva quasi tutte le sere, partecipava a corse in moto (di cui ormai il gruppo di Giorgio era un regolare frequentatore) e fumava. Non era un’ accanita fumatrice, però ogni tanto una sigaretta la rilassava sul serio, quando si sentiva particolarmente giù o nervosa. Irene ed Elena non facevano che ripeterle che sbagliava, che doveva cambiare e che doveva lasciar perdere Giorgio. Ma Anna continuava a non dargli ascolto. Loro però non l’ avevano mai abbandonata. Ed era per questo che le adorava. Nonostante non condividessero le sue scelte e il suo comportamento, continuavano a offrirle la loro amicizia e a starle vicino. Si, a volte troppo vicino. Ma infondo era bello così, perché non potevano fare a meno l’ una dell’ altra. Le adorava, anche se, a volte, avrebbe volentieri voluto ammazzarle. Ecco, questo era proprio uno di quei momenti!
“Anna, Anna!! Sei qui, ti stiamo cercando da mezz’ ora!!”
Quando la porta della sua camera si spalancò e ne spuntarono Irene ed Elena, Anna alzò lo sguardo e posò il libro sul letto.
“Ok, oggi non devo leggere” si rassegnò “mi avete trovata…che è successo?”
Irene continuava a saltellare “li abbiamo visti!”
“Irene, basta!” Elena alzò gli occhi al cielo.
“ma chi??”
“il figlio di Benvenuto e il suo amico..non ho parole Anna!! Due fighi pazzeschi!”
“oddio, Irene… tu sei scema!”
“Elena diglielo anche tu…com’ erano?”
“beh, effettivamente non erano male!”
Irene si girò verso Elena “Non erano male?? No, tu sei pazza!!” si sedette su una sedia “Anna, devi vederli anche tu!”
“già fatto!”
Stavolta furono sia Elena che Irene a guardarla “cosa??”
“ho incontrato Benvenuto fuori, e ci ho anche parlato!”
“e che vi siete detti?” chiese Elena curiosa.
“l’ ho sorpreso mentre mi fissava e gli ho chiesto che volesse. Lui mi ha detto che era scappato dalle ragazze che gli stavano addosso e si è messo a rompere me!”
“no, Anna, ti prego…dimmi che sei stata carina con lui!”
“All’ inizio ci ho provato… l’ ho gentilmente invitato ad andarsene, lui però era de coccio! Si è seduto vicino a me e non voleva muoversi, hai voglia di dirgli che non riuscivo a leggere…così mi sono alzata e me ne sono andata!”
Irene la guardava come se davanti a lei ci fosse un omino verde con le antenne che le aveva appena confessato di voler conquistare la terra “Anna, tu non sei normale…cioè, Luca Benvenuto voleva stare con te e tu te ne sei andata?? Ma ti rendi conto che ci sono ragazze che si taglierebbero un dito pur di stare al tuo posto!”
“si, vabbeh…esagerata!” Elena la spinse con una leggera manata.
“Esagerata un corno!! Hai avuto una chance pazzesca e te la sei lasciata sfuggire!”
“Senti Irene, sono anni che te lo ripeto… a me dei bellocci che piacciono a te non me ne frega niente!!”
“dei bellocci… ma qui stiamo parlando di uno bello, ma bello forte!”
Anna sbuffò e non rispose.
“Va bene…dì che non è bello, se hai il coraggio…avanti!”
“Irene, ascolta…io non dico che è brutto, anzi… quello che non condivido è tutta sta caciara che fai! Cioè, manco fosse Cristo sceso in terra!”
“Si, però magari… potresti conoscerlo meglio…così…”
“così cosa??”
“così magari decidi di mollare quello lì!” esplose Irene.
“Basta Irene con questa storia…io sto con Giorgio dovete farvene una ragione!”
“Io me ne farei una ragione se tu ci stessi per amore, non per fare un dispetto ai tuoi!”
“ma scusa che ti importa per quale motivo ci sto…basta che sto bene!”
“già, peccato che NON stai bene!”
“invece sto benissimo!”
“eh già si vede…”
Elena cercò di riportare la calma “Ragazze, smettetela dai!!”
Anna e Irene si guardarono imbronciate, poi Irene prese la parola “ok, sto esagerando… scusa!”
“no, scusami tu…” continuò Anna
“pace?”
Anna le sorrise “pace!”
Si abbracciarono, ma Irene riprese subito dopo con la sua parlantina
“comunque anche l’ amico è fighissimo…mamma mia sembrano usciti da una rivista di moda!”
“comunque è vero…difficile credere che quei fisici pazzeschi reggano un cervello da consentirgli l’ ingresso alla Bocconi!” osservò Elena.
“per quanto ne sappiamo, potrebbero essere pure raccomandati!”
“beh, effettivamente essere figli di Alfredo Benvenuto non è cosa da poco!”
“vabbeh, avremo modo di sapere… adesso dobbiamo prepararci che è quasi ora di cena!” Irene con uno scatto veloce si alzò “prendo card e chiavi e vi raggiungo…non avviatevi senza di me!”
Luca stava ancora pensando all’ incontro con quella ragazza. Non sapeva spiegarsi perché, ma non riusciva a farne a meno. Quell’ atteggiamento l’ aveva colpito. Si chiedeva perché fosse stata così scorbutica. Sembrava abbastanza intelligente da non prendersela così solo perché lui la stava spiando. Doveva esserci qualcos’ altro sotto. Probabilmente aveva avuto una brutta giornata o stava già nervosa di suo. Però voleva saperne di più… decise che l’ avrebbe avvicinata quella sera a cena.